FRA… le righe – LaCRIME

Tratto dal racconto lungo La lezione, una storia dura e forte, ispirata a fatti realmente accaduti. La follia e il disprezzo determinano gli eventi che coinvolgono Daniela, una donna maltrattata dal marito. Il racconto è la cronaca di una serata convulsa, con la vita appesa a un filo, in cui la donna compirà il viaggio più lungo della propria esistenza.

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Quando lui si calmava, lei rimuoveva immediatamente quanto accaduto. Faceva tabula rasa, e ricominciava a sperare che lui cambiasse. In fondo, a volte, Piero riusciva ad essere quasi dolce, bastava dargli del tempo e lo sarebbe diventato sempre di più. Secondo Daniela non aveva veramente intenzione di farle del male costringendola a stare nuda sotto la doccia fredda per oltre mezz’ora mentre lui controllava seduto su una sedia collocata in corridoio, da cui poteva nel frattempo anche seguire la televisione, che lei non si spostasse dal getto d’acqua gelata. Daniela non poteva nemmeno barare: se avesse provato a spostare il miscelatore verso il rosso dell’acqua calda, il rumore della caldaia che si metteva in moto l’avrebbe tradita. Era novembre ed erano arrivati i primi freddi, ma Piero, per risparmiare, non voleva ancora accendere il riscaldamento. Tanto lui era fuori casa tutto il giorno e lei poteva tranquillamente scaldarsi facendo le faccende domestiche, quindi dei termosifoni non ce n’era bisogno. Anche dell’acqua calda si poteva fare a meno: nonostante che le bollette non rappresentassero una difficoltà, Piero consentiva di utilizzarla solo quando c’era lui, per una doccia veloce. Tornando a casa dal lavoro, controllava ogni sera se il contatore del gas si fosse spostato. Quella sera aveva notato una differenza rispetto alla lettura del giorno precendente: per questo è scattata la punizione. A nulla erano valse le obiezioni di lei che protestava dicendo che lavare i piatti con l’acqua gelida le faceva male. Per lui erano solo lagne di una moglie inutile e incapace.

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FRA… le righe – Scarpe sexy

Tratto dal racconto lungo Gli anni della tartaruga, che narra la storia di Loredana, una giovane palermitana che non vede suo padre da diciassette anni. A un certo punto va a vivere con la sua amica che la coinvolge nel proprio lavoro presso un call center di intrattentimento. Durante un turno di notte Loredana inizia a ricevere delle telefonate strane…

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Benché non si trattasse di una linea a luci rosse, tutti gli utenti erano maschi e tutte le operatrici femmine. Il tizio fissato coi vestiti ha richiamato anche la quarta sera, chiedendo sempre di Samantha, così si faceva chiamare Loredana. Un nome d’arte come un altro, e pure sufficientemente sexy.

«Ciao Samantha! Tu sei nuova qui, vero?»

«Ciao Alfredo, sì, sono nuova. E ti dirò, mi trovo molto bene, sono in compagnia di un sacco di amiche», cercava di intavolare uno sciolto dialogo sul nulla Loredana, mentre le sue “amiche”, undici donne, di cui avrà ricordato il nome di tre o quattro, parlavano tutte insieme, chi con i propri “utenti”, chi con la sua “amica” di banco.

«Ma raccontami un po’, cos’hai fatto di bello oggi?» gli ha chiesto.

«Cosa vuoi che abbia fatto. Tu sei nuova e non lo sai ancora, ma io da qui dove sono non mi posso muovere. Sono a casa con mia madre e se esco, mi mettono di nuovo al fresco. Ma lasciamo perdere, parliamo di te, che è meglio. Dimmi un po’, come le hai le scarpe?»

Antonella le aveva parlato di un tizio agli arresti domiciliari che chiamava sempre e nonostante tutto, non sembrava uno cattivo. Loredana pensava che dovesse essere proprio Alfredo, e pur non sapendo cos’avesse combinato per meritarsi la detenzione, era un po’ dispiaciuta per lui e l’aveva preso in simpatia.

«Le scarpe? Vuoi sapere come sono fatte le scarpe che indosso mentre parlo con te?»

«Sì, sì, dimmi delle tue scarpe! A giudicare dalla tua voce devono essere bellissime.»

FRA… le righe – L’uomo ragno

Tratto dal racconto lungo Le trote sul sedile, che narra la storia di Antonio, un ragazzo siciliano di ottantasei anni trapiantato tra le colline dell’Alto Monferrato, e della sua auto. Il paesaggio selvaggio e romantico al confine tra la Liguria e il Piemonte fa da sottofondo alle sue avventure tra tornanti, corsie d’autostrada e vicoli scoscesi a senso unico. Strade, che lui percorre non per trovare la felicità, ma per viverla.

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Nonostante i suoi ottantasei anni, la sua vista era come quella di un falco, mentre con l’udito era messo meno bene, ma si rifiutava di utilizzare l’apparecchio per una questione di vanità. «Mi rovinerà il profilo. Sembrerò un extraterrestre», diceva ogni volta che Nuccia cercava di convincerlo ad acquistarlo. A nulla serviva che lei gli facesse notare che così, invece, delle volte un alieno lo sembrava davvero, dato che non sentiva il campanello o di essere chiamato. In ogni caso, i riflessi ce li aveva pronti e dopo i primi ottocento metri di strada percorsi senza alcun disastro, Repetto stava iniziando a rilassarsi. A quel punto, Antonio ha improvvisamente sterzato imboccando una stradina contromano. Il proprietario dell’auto ha fatto un salto sul sedile e ha richiamato l’attenzione di Antonio sull’errore gesticolando con malcelato nervosismo. Repetto, uno spilungone che assomigliava a un ragno falangio, si agitava come se gli fosse caduto nella rete un moscone. Ma Antonio ha tirato dritto senza scomporsi:

«Tranquillo, Repetto, qui non passa mai nessuno, non si capisce nemmeno perché abbiano messo il cartello del divieto.»

Quando l’anziano ha svoltato a destra, prendendo un vicolo ripidissimo e tortuoso, il figlio del farmacista ha iniziato a rimpiangere la strada contromano. Quella almeno era abbastanza larga e dritta.

«Vedo che l’auto cammina molto bene anche in salita. Già che ci siamo, sa cosa facciamo di bello? Ci fermiamo un attimo dalla mia amica Rosaria, che ha la cantina proprio qui, in cima a questa salita. Non Le dispiace, vero, Repetto?»

Raggiunto il cortile della cantina, Antonio ha infilato la macchina tra un vecchio torchio adibito a fioriera e un bancale di bottiglie vuote. Rosaria, una donna corpulenta e traboccante di risate, ha accolto gli ospiti con entusiasmo e quando ha saputo della nuova auto di Antonio, ha deciso che dovevano festeggiare. Li ha fatti accomodare a un tavolo di legno massiccio sul terrazzo e ha portato salumi, formaggi, pane fresco e dei bicchieri che ha subito riempito di un ottimo Dolcetto. Repetto non voleva accettare il vino, ha detto che per lui era presto per bere e che avrebbe dovuto guidare ancora. Ma Rosaria non si è arresa e alla fine mezzo bicchiere di rosso è riuscita a versarlo dentro l’uomo le cui sembianze ragnesche, man mano che Antonio andava avanti a svuotare la bottiglia, si accentuavano sempre di più. Era sicuro che l’anziano avrebbe voluto rimettersi alla guida a tutti i costi, e l’idea di rifare la stradina ripida in discesa con Antonio brillo alla guida, lo ha rigettato nella sua ragnatela di terrore.